Rione Sanità: quando la musica salva il futuro

23 Settembre 2022

L’esperienza dell’Orchestra Sanitansamble. Ai ragazzi lezioni gratuite e strumenti in custodia permanente

Raccontare questa storia è emozionante e, confesso, difficile, perché non si tratta di narrare un’esperienza di recupero sociale o una nuova avventura culturale, ma di entrare nella vita di una comunità e nel mistero di un luogo straordinario. Questo perché, oltre ai protagonisti della parabola dell’Orchestra Sanitansamble, vorrei raccontare i colori, i suoni e gli odori del Rione Sanità di Napoli.
Vorrei invitarvi a camminare su queste strade e fermarvi a parlare con le persone di questa comunità in uno dei quartieri più iconici e affascinanti di questa grande città, che Benedetto Croce definì “un paradiso abitato da diavoli”. Oggi il paradiso è rimasto e i diavoli stanno migliorando….ma è qui, tra dedali di vicoli, piazze brulicanti di vita (ma anche di malavita), in luoghi ancora oggi sconosciuti agli stessi partenopei, che nasce una delle storie più ricche di speranza in Italia.
Qui, dove nacque il principe Antonio de Curtis in arte Totò, dove Eduardo De Filippo ha ambientato alcune delle sue più importanti opere teatrali e dove Vittorio de Sica ha girato due immensi capolavori come “L’oro di Napoli” e “Ieri Oggi e Domani” e dove la tensione artistica si unisce al degrado e alle difficoltà. In questo contesto, alcuni musicisti sognatori (ma molto motivati), spinti dalla forza morale di un prete divenuto simbolo di lotta e difesa della dignità come don Antonio Loffredo, diedero vita al progetto dell’Orchestra Sanitansamble.

“Nel 2008 il quartiere viveva un periodo terribile. C’era il coprifuoco ed una faida continua. Padre Loffredo e Ernesto Albanese si mobilitarono e mi contattarono per costruire assieme un progetto inclusivo e aggregante.”

Sotto la guida di don Antonio, c’erano Ernesto Albanese, manager di ritorno e oggi presidente dell’associazione “L’Altra Napoli” e Maurizio Baratta, musicista e responsabile esecutivo di Sanitansamble che abbiamo incontrato.
“Nel 2008, quando abbiamo iniziato – ricorda Baratta – il quartiere viveva un periodo terribile. C’era il coprifuoco ed una faida continua tra famiglie della camorra. La scintilla che diede il via al progetto fu un evento tragico: l’uccisione di un pregiudicato che rimase per ore sul selciato della strada con le persone che, con indifferenza e paura, lo scavalcavano. Una telecamera riprese tutta la scena e si scatenò un’ondata di indignazione per questa terribile normalità. Padre Loffredo e Ernesto Albanese si mobilitarono e mi contattarono per costruire assieme un progetto inclusivo e aggregante che comprendesse la musica”.
Proprio in quei mesi veniva presentato in Italia il progetto venezuelano “El Sistema” del Maestro Jose Antonio Breu: metodo musicale educativo innovativo e dirompente che sostiene l’istruzione dei ragazzi più poveri attraverso le orchestre. Questo sistema prevede che tutte le lezioni siano gratuite e che i ragazzi ricevano in custodia permanente il proprio strumento, ed è quello che ancora oggi succede a Napoli.

“All’inizio – prosegue il Maestro Baratta – riuscimmo a coinvolgere 28 ragazzi, selezionati tra oltre 100 di tutto il quartiere. Oggi abbiamo stabilmente 50 studenti dagli 11 anni in su. Vengono da famiglie complicate e da situazioni che alle volte è difficile raccontare, ma hanno tutti un grande entusiasmo. Le famiglie, complessivamente, ci hanno accolto bene e non abbiamo mai avuto problemi con la criminalità organizzata. Anzi per alcuni anni abbiamo avuto come studenti anche figli di alcuni personaggi di spicco della Sanità che ci hanno sempre guardato con grande rispetto. Mi dicevano: “voi siete persone per bene e voglio che mio figlio stia con persone per bene”. Il fatto è che tra gli abitanti del Rione Sanità ci sono quelli che tendono ad evitare le situazioni e quelli che le evitano meno. E’ una situazione con la quale dobbiamo convivere. Uno dei risultati più importanti che, a mio giudizio, abbiamo raggiunto riguarda il numero dei ragazzi che, partendo da Sanitansamble, hanno fatto della musica la loro vita ed il loro lavoro. Ad oggi sono il 20% di tutti gli studenti passati dalla scuola. Sono anche convinto che tra i 50 studenti di oggi, almeno 15 proseguiranno gli studi musicali. Questa è una grande soddisfazione”.
“Questo è merito anche del team di docenti che abbiamo costruito. Oltre il 70% degli insegnanti sono con noi fin dall’inizio, segno che stiamo lavorando sodo e che anche alla Sanità si possono avere soddisfazioni. I nostri studenti benché vengano da un quartiere difficile e da famiglie complicate studiano e si applicano, e quando arrivano ai conservatori non hanno difficoltà ad inserirsi, segno che hanno imparato bene”.
Sono stati creati i mastricielli. “Noi li chiamiamo così, sono i giovani di Sanitansamble che, una volta terminata la scuola e diventati musicisti professionisti, si dedicano agli studenti più piccoli, insegnando loro a suonare. Non ci chiedono nulla, lo fanno con passione e si trasformano in guide per i nuovi arrivati. La definizione Mastricielli risale alla tradizione dei Conservatori di Napoli, quando i ragazzi/studenti andavano a suonare ed insegnare gratuitamente in giro per la città. Allora come oggi è il loro modo di restituire quello che hanno avuto in dono. Come la vita che si rigenera così l’Orchestra Sanitansamble, che nasce proprio come dono verso il territorio e la città”.
La bellezza di questo progetto sta anche nel poter raccontare i piccoli/grandi successi e gli incontri straordinari.
“Un giorno un giovane contrabbassista, Marco, molto talentuoso, si presenta da me e mi dice: ‘maestro purtroppo io vi devo lasciare…’ ed io, incredulo, ‘perché?’ E lui, che all’epoca aveva 15 anni, ‘papà ha detto che aggià affaticà.. e mi ha trovato un lavoro al bar dove devo fare il ragazzo che porta i caffè. Mi danno 20 euro la settimana, dalle 8 di mattina alle 9 di sera. E poi con un po’ di magone aggiunge.. ma io Maestro non vi voglio lasciare. Come posso fare?”
Ero stato investito di una responsabilità enorme ed andai a parlare con il padre e gli dissi: guardi che il suo ragazzo è bravo, ha talento, se lavora dalle 8 alle 21 come potrà fare per studiare? Fu una storia molto complessa, alla fine giungemmo ad un compromesso e trovammo un piccolo lavoro presso un B&B a Marco fu in grado di continuare a studiare. Oggi è un giovane che suona e lavora…..se ci fossimo arresi sarebbe ancora a servire quei caffè a 20 euro la settimana”.

“Abbiamo contaminato con la nostra musica solare e positiva l’intero Rione. Quindici anni fa c’era una sola piccola pizzeria, oggi ci sono decine di negozi, bar, pizzerie… Il Rione è una fetta di città che è tornata viva a vantaggio di tutti.”

“Abbiamo una certezza che poi è anche una nostra forza. Sappiamo che anche grazie al nostro lavoro la Sanità in questi anni è molto cresciuta. Abbiamo contaminato con la nostra musica solare e positiva l’intero Rione. Quindici anni fa c’era una sola piccola pizzeria, oggi ci sono decine di negozi, bar, pizzerie…. Il Rione è una fetta di città che è tornata viva a vantaggio di tutti. Il nostro presente è fatto di lezioni quotidiane, con concerti, esibizioni, prove d’orchestra, lezioni individuali e inclusione per tutti senza restrizioni.
Il team di 14 maestri si dedica al percorso educativo con abnegazione e professionalità inappuntabili.
Il direttore d’orchestra Paolo Acunzo è un istrione capace di educare , coinvolgere e tirar fuori da tutti i ragazzi il meglio di loro come persone e come musicisti.
Nel nostro ensemble abbiamo varie etnie e s’integrano benissimo: tahilandesi, marocchini, capoverdiani, cingalesi e altri. Accogliamo tutti, anche quelli senza preparazione, li valutiamo e li accompagniamo alla conoscenza dello strumento. Non tutti rimangono e si innamorano ma senza dubbio vengono toccati dalla musica e dalla sua universalità. L’obiettivo è sempre quello di creare un’orchestra che è come una squadra di calcio. Servono difensori, centrocampisti e attaccanti…non possiamo avere solo attaccanti”.
Possiamo dire che siete un modello di educazione ed integrazione? “Penso di si, ma non posso dirlo io. Abbiamo un detto a Napoli su questo: ‘quando chiedi all’acquaiolo se l’acqua è fresca quello ti dice di si…freschissima’”.

Alessandra, la Mastriciella

“Mi chiamo Alessandra Arillo, ho 25 anni, abito nel rione sanità, suono il corno e ho quasi terminato i miei studi in conservatorio. Ho iniziato a suonare questo strumento quando avevo 13 anni, ero una ragazza molto timida e mi presentai alle iscrizioni per la formazione dell’orchestra spinta da mio padre.
Inizialmente non sapevo cosa aspettarmi, non sapevo nemmeno come fosse un’orchestra, né tantomeno conoscevo il corno francese. Lo strumento infatti non l’ho scelto io: mi è stato affidato dai maestri che in base alle caratteristiche fisiche di ognuno cercavano di capire quale strumento potesse essere adatto a noi ragazzi.
Dopo poche lezioni mi sono innamorata di questo strumento anche grazie al mio maestro che mi ha trasmesso la sua passione. Oggi vivo di musica e ho deciso di restituire la mia passione ai più piccoli e sto collaborando alla crescita della Piccola Orchestra di Forcella.
Insegnare ai bambini mi fa tornare indietro col tempo, mi rispecchio molto in loro e aver fatto lo stesso percorso mi aiuta a trovare il modo giusto per invogliarli a studiare e dare il loro meglio. Non sanno ancora cosa li aspetta, ma spero che vivranno questo progetto come lo abbiamo vissuto noi con Sanitansamble”.

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